L’impatto sul territorio potrebbe essere devastante.
Ma è sul tracciato “alto” che vi sono ancora maggiori dubbi, se possibile.
Non tanto perché uno sia migliore dell’altro, quanto perché di tale secondo possibile tracciato non sappiamo proprio nulla: ad oggi si tratta di un semplice “segno rosso” sulla carta geografica.
Per questo, ancora il 14 dicembre scorso, ho chiesto unitamente alla LIPU di San Donà, al Ministero dell'Ambiente, alla Giunta Regionale del Veneto, al Ministero per le infrastrutture e dei Trasporti e ad RFI S.p.a. la cosiddetta “informazione ambientale” in ordine ai due possibili tracciati.
Chiedevamo di avere i dati concreti ed i documenti sugli effetti ambientali della Tav, sui differenti impatti sull'ecosistema dei due tracciati, sui motivi per cui, dal punto di vista ambientale, un tracciato dovrebbe essere migliore dell'altro.
A distanza di due mesi dalla richiesta nessuno si è degnato di risponderci.
Per questo abbiamo presentato ricorso al TAR del Veneto, chiedendo che il Tribunale ordini a tutte le amministrazioni coinvolte di fornire la documentazione richiesta.
Riteniamo, infatti, indispensabile poter esaminare gli studi e tutte le valutazioni di carattere ambientale che sottendono ad una scelta di così grande impatto sull'ecosistema.
Stiamo discutendo da mesi, ma ancora non sappiamo concretamente cosa comporterà la Tav: c'è chi dice che bisognerà abbattere 2000 case e chi 200; chi dice che i binari correranno su un terrapieno alto otto metri e chi due; chi sostiene che vi sarebbe un impatto ambientale meno grave per un tracciato, chi per l'altro.
Se queste valutazioni sono state fatte, ci devono essere fornite.
Se non sono state fatte è ancora peggio, perchè ci viene chiesto di assumere decisioni importantissime, senza conoscere gli elementi su cui si fondano.
Alberto Teso
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