Lunedì, 22 Ottobre 2012 13:29

Città metropolitana: intervista all'On. Andrea Martella

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Andrea MARTELLA

Abbiamo chiesto al deputato Andrea Martella di spiegarci cos'è la Città Metropolitana e quali cambiamenti comporterà per il territorio e per gli abitanti della Provincia di Venezia. 

Città Metropolitana: cos’è e cosa la differenzia dalla Provincia?

Previste per legge oltre 20 anni fa, le Città Metropolitane, 10 in tutta Italia, finalmente diventano realtà grazie al recente decreto sulla spending review approvato dal governo. A questi enti vengono assegnati poteri ben maggiori a quelli delle Province: competenze che attualmente stanno in capo principalmente allo Stato e alle Regione come ad esempio, la Programmazione Territoriale. Insomma prestigio, convenienza, interessi e maggiori poteri consentiranno alle Città Metropolitane di essere poli attrattivi per i territori circostanti.

Venezia ed il suo territorio rientrano dunque in questo prestigioso lotto: per me è motivo di grande soddisfazione, avendo presentato due anni fa un progetto di legge per la riforma della Legge Speciale e per l’istituzione della Città Metropolitana.


 

Ora prosegue il lavoro di costruzione: dal 1 gennaio 2014 la Provincia di Venezia non esisterà più e abbiamo davanti un anno di tempo (la scadenza è il 31 ottobre 2013) per scrivere lo Statuto, testo fondamentale per definire confini, poteri e governance.

Uno dei punti salienti riguarda la definizione delle regole per l’elezione del Sindaco metropolitano, che potrebbe essere scelto tra i Sindaci della Conferenza metropolitana oppure con un’elezione diretta. Io sono favorevole a quest’ultima soluzione, perché permette un maggior coinvolgimento dei cittadini ed evita che i Comuni che aderiscono alla Città metropolitana possano trovarsi in una situazione di sudditanza rispetto al capoluogo e quindi aver meno peso politico.

Perchè il cittadino sandonatese dovrebbe ambire a far parte della Città Metropolitana?

Sarà un cittadino appartenente ad un territorio con più poteri, che potrà beneficiare di maggiori servizi a minor costo. In questi ultimi anni la crescente ristrettezza di risorse ha depotenziato la capacità decisionale dei Comuni. Al tempo stesso sono emersi tutti i limiti di una visione di governo dei territori davvero di cortissimo raggio, dove ognuno pensa al proprio campanile.

Bisogna rompere con questa mentalità e dire che piccolo non è bello e neppure conveniente. Bisogna procedere con accorpamenti e fusioni, verso assetti di gestione dei servizi, penso ad esempio ai trasporti pubblici e alle multiutilities, che siano su scala più ampia rispetto ad oggi.

La stessa Città metropolitana di Venezia rappresenta in questo senso un primo passo verso aggregazioni più importanti e già riconosciute economicamente in tutto il mondo, in primo luogo l’area della PA-TRE-VE (Padova – Treviso – Venezia). Venezia è al centro di un polo infrastrutturato, dotato di uno dei maggiori aeroporti in Italia, di un porto dalle grandi potenzialità di sviluppo e, prossimamente, di una Tav che consentirà collegamenti più rapidi con l’Europa del Nord e dell’Est.

La Città metropolitana, inoltre, potrà accedere a nuove risorse trattenendo una parte dei proventi prodotti, ad esempio istituendo una tassa di scopo per finanziare il proprio sviluppo: questo sarebbe vero federalismo.

Va inoltre detto che alcuni compiti della Città metropolitana potrebbero essere attribuiti a Comuni diversi da quello capoluogo, per la gestione di alcune specificità del territorio.

In questo modo, lo stesso Veneto Orientale, che ha peculiarità diverse da Venezia, potrebbe trovare compimento e vedersi riconosciuta una propria specificità.

Tutti gli studi e le analisi economiche confermano che sarà il secolo delle città perché le sfide non saranno più tra nazioni ma tra aree urbane. In questo senso chi tra i sindaci dei Comuni del veneziano ha scelto di non aderire alla Città metropolitana non sta facendo il bene dei propri cittadini, perché sta perdendo una grande opportunità di sviluppo del proprio territorio. Chi ha scelto di rinchiudersi nell’angolo, in difesa, dovrà comunque fare i conti con la necessità di rispettare i parametri dettati dalla legge ed essere costretto all’accorpamento con altri territori provinciali ed in istituzioni di secondo grado. Che senso ha dunque il giocare perennemente in difesa e nella conservazione?

Letto 25633 volte Ultima modifica il Lunedì, 22 Ottobre 2012 14:28

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