Una manna per le sempre più esangui casse comunali...
Prospettive e possibilità
Unire due o più comuni significa tagliare i costi senza incidere sulle prestazioni, ridurre le spese senza intaccare i servizi. La soluzione ruota attorno a tre concetti: riorganizzare, accorpare, ottimizzare.
La crisi che sta attanagliano la nostra economia è ancora ben lontana dall'essere superata: cassa integrazione e disoccupazione continueranno ad affliggere a lungo le famiglie. I fallimenti dichiarati dal Tribunale di Venezia nell'ultimo trimestre 2009 erano il 50% in più rispetto all'anno precedente, i concordati il 66% in più. Numeri che nel 2010 diventano ancora più drammatici: +100% i fallimenti (294 in tre mesi: tre aziende al giorno!) e passano da 10 a 71 i concordati.
Ma a fronte di una richiesta di aiuto in costante aumento da parte delle fasce più deboli della popolazione, i Comuni risponderanno con tagli ai servizi in misura crescente.
I trasferimenti dallo Stato sono stati ridotti all'osso, la Finanziaria (Unione Comuni premialità fiscali) ci impone sacrifici notevoli (solo per i Comuni ci sono tagli per un miliardo e mezzo di euro, più quelli a Regioni e Province, che si tradurranno in un'ulteriore riduzione degli investimenti locali).
I fondi cui attingere per far fronte alla spesa corrente sono drammaticamente sempre meno.
Non si tratta di astratti discorsi teorici: i soldi sono finiti e la "famiglia-Comune" fatica ad arrivare alla terza settimana.
Ma le difficoltà economiche non sono le sole.
Col previsto blocco delle assunzioni non potremo sostituire il personale (già ridotto all'osso) che andrà in pensione, con conseguente ulteriore riduzione dei servizi e delle prestazioni (arriveremo a poter aprire gli uffici solo alcuni giorni alla settimana...?).
Di nuove lottizzazioni non si parla neppure più: questo significa niente oneri di urbanizzazione, ossia niente soldi per asfaltare strade, sistemare l'illuminazione o investire in acquedotti e fognature.
Reperire altri mezzi di finanziamento è, quindi, una scelta obbligata.
L'accorpamento dei Comuni va proprio in questo senso.
Che l’unione di più comuni comporti rilevanti risparmi di spesa è documentato da tempo. Secondo uno studio del 2009 dell’Università degli Studi Roma Tre, da titolo “La riduzione del numero dei Comuni”, a cura del prof. Antonio Cortese (Università di Roma - La riduzione del numero dei comuni), nei Comuni piccoli “la percentuale delle spese per le funzioni generali di amministrazione, gestione e controllo (preponderante è fra queste quella concernente il “personale”) è assai prossima alla soglia del 50 per cento. Questa percentuale diminuisce sensibilmente con il crescere della dimensione demografica (per i Comuni con più di 60 mila abitanti è ad esempio pari al 28,7 per cento)”. Un’indagine del 2008 di Confcommercio e Legambiente, 2008 ha ordinato l’universo degli 8.101 Comuni italiani, analiticamente indagati, attraverso 36 variabili. Si è osservato che esiste “una forbice segnata dalla lama dell’eccellenza – dei territori che hanno saputo fare rete e sistema – e dalla lama del disagio, dei Comuni destinati all’estremo declino e, senza i necessari interventi, all’estinzione”. Secondo l’indagine, i Comuni che presentano caratteri di disagio insediativi più preoccupanti sono quelli con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, soglia appena superata da Musile (e molto lontana per Fossalta e Noventa…).
Fondendo San Donà e Musile in un'unica amministrazione elimineremmo una giunta ed un consiglio comunale (- 90.000 euro l'anno); l'ufficio di segreteria diventerebbe unico (- 160.000 euro l'anno); le varie Unità Operative delle principali aree amministrative, quali l'Ufficio Tecnico, i Servizi Sociali, l'Anagrafe, la Ragioneria e i Tributi verrebbero accorpate (- 320.000 euro l'anno); il Comandante della Polizia Locale sarebbe uno solo, come pure il revisore dei conti (- 70.000).
La fusione, inoltre, consentirebbe di superare il limite di 50.000 abitanti, sotto il quale l'ente locale, per effetto dell'art. 14 comma 32 della Finanziaria (DL 31 maggio 2010, n. 78), non potrà più detenere partecipazioni in società commerciali: dovremo dire addio, quindi, alle nostre quote (e relativo controllo...) in ATVO, ASI, Alisea ecc.
Molte, poi, le poltrone che salterebbero in ipotesi di fusione tra i due Comuni nei vari Consigli di Amministrazione, con i relativi lauti "gettoni".
Pensiamo, inoltre, agli edifici pubblici che potrebbero liberarsi, per essere destinati ad altro uso: unici diventerebbero il magazzino comunale, il comando di polizia locale, la sede della protezione civile...
A tutto ciò si aggiungono le innumerevoli economie di scala che si potrebbero realizzare e che spalancherebbero un'infinità di opportunità : gare e appalti, centrale acquisti, pacchetti software per gli uffici, contenzioso, accordi sindacali...
In pratica, potremmo creare circa un milione di euro di spesa corrente all'anno, senza alcun aumento di imposte!
A tutto ciò si aggiungono i finanziamenti che lo Stato riserva ai Comuni che si fondono, ai sensi dell’art. 6 del decreto 1.9.00, n. 318 (DECRETO 01/09/2000, n.318) del Ministero dell’Interno, secondo cui "ai comuni scaturenti dalla fusione di comuni preesistenti spetta, per un periodo di dieci anni, un contributo straordinario pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali complessivamente attribuiti ai comuni preesistenti”.
Insomma: dati alla mano pare proprio assurdo dire che la fusione non sarebbe una scelta assolutamente positiva.
Il procedimento
La proposta di fusione dei comuni di San Donà e Musile deve essere letta alla luce della prevista modifica dell’assetto amministrativo e territoriali della nostra provincia.
In base all’art. 23 della legge 42/09 sul federalismo fiscale (Legge 05/05/2009, n. 42), Venezia potrà diventare Città Metropolitana, inglobando “almeno il 20 per cento dei comuni della provincia”. A seguito di tale innovazione, “la provincia di riferimento cessa di esistere”. I Comuni rimasti fuori dalla Città Metropolitana potranno decidere se passare ad altra provincia, ovvero fare altre scelte “nel rispetto della continuità territoriale”: Musile e San Donà uniti costituirebbero il Comune più grande della nuova entità territoriale e ne necessariamente il traino, magari diventandone il capoluogo…
Per quanto riguarda il procedimento di fusione tra Comuni, l’art. 15 del Testo Unico sugli enti Locali 2stabilisce che spetta alla Regione il potere di “modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate”.
Il comma 3 del medesimo articolo precisa che “al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono”.
La legge regionale n. 25 del 1992 (Legge Reg 24/12/1992, n.25), disciplina il “referendum consultivo” che deve necessariamente precedere la legge regionale di “variazione delle circoscrizioni comunali” che può consistere, appunto “nella fusione di due o più comuni in uno nuovo”.
L' iniziativa legislativa spetta alla Giunta, al consiglio comunale od anche al singolo consigliere.
Il progetto così predisposto passa al Consiglio regionale, che provvede al cosiddetto “giudizio di meritevolezza”, deliberando in caso positivo “il referendum consultivo delle popolazioni interessate e il relativo quesito”, previo parere dei consigli comunali interessati.
Il quesito referendario è sottoposto all’intera popolazione dei comuni interessati dalla procedura di fusione, con decreto del Presidente della Giunta Regionale, da emanarsi almeno 45 giorni prima della data fissata per la consultazione.
La proposta sottoposta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
Segue la legge regionale che determina la nuova circoscrizione comunale.
Avv. Alberto Teso
Consigliere Comunale a Musile di Piave
Approfondimenti
Per maggiori dettagli consulta i ns. documenti sull'argomento: Fusione Musile - San Donà

Commenti
Il linguaggio è politichese quindi poco comprensibili da parte dei più, un botta e risposta ad un unico livello e non un dialogo tra politico e cittadino. Interessanti i dieci motivi consigliere Teso, io sono più semplice però e vorrei sapere da chi mi può dare risposta, quali servizi offre Musile? e ancora leggo sui quotidiani l'idea del Sindaco di Musile di allargare il ponte della Vittoria in sintonia con il Vicesindaco, ma l'idea non era del consigliere Teso e al tempo vi siete pure dimostrati contrari. Ancora, il fallimento della politica per la realizzazione del terzo ponte si paga con tante scuse e la restituzione del nostro denaro che non serve più la dove si trova, ebbi già modo di dirlo tempo fa la riemissione di due milioni di euro nel territtirio in questo momento non è poco, e non importa come, vanno restituiti ai legittimi proprietari e tante scuse. Non si preoccupi dell'ex segretario Barbieri che forse è in campagna elettorale. grazie.
Adesso c'è questo decreto siamo obbligati ad applicarlo? Bene si faccia di necessità virtu'