Infatti, non appena apparsa la notizia giornalistica che l'assessore di San Donà, dott. Leo, rilanciava l'idea di una sola città per unire sinistra e destra Piave, ho presentato una mozione, che sarà oggetto di discussione in Consiglio Comunale a San Donà, a sostegno di un reale e serio progetto politico amministrativo per ridare centralità al nostro territorio.
Il mio sostegno a tale progetto politico si basa, innanzitutto, sul fatto l'art. 15 del T.U. sull'ordinamento degli Enti locali in materia di modifiche territoriali, fusione ed istituzione di Comuni, recita al 2° comma: “ La legge regionale che istituisce nuovi Comuni , mediante fusione di due o più Comuni contigui, prevede che alle comunità di origine o ad alcune di esse siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi.”, e sulle seguenti tre semplici considerazioni, su cui tutti, a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza, dovremmo riflettere:
- l'esigenza di realizzare una più adeguata organizzazione e distribuzione territoriale dei servizi, con particolare riferimento al sistema dei trasporti e della viabilità;
- l'esigenza di conseguire una più efficace razionalizzazione degli strumenti di pianificazione territoriale;
- le ragioni civiche e di opportunità storica, culturale, sociale, economica e di funzionalità istituzionale e di razionalizzazione dei servizi.
A tali considerazioni va aggiunto l'interesse finanziario di tutti i Comuni coinvolti nel progetto per gli incentivi previsti dalle norme vigenti di cui vi riporto qui di seguito, a titolo di esempio, quanto previsto al 3° comma dell'art. 15 del T.U. sull'ordinamento degli Enti locali: “Al fine di favorire la fusione dei Comuni, oltre ai contributi della Regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni che si fondono.”
Pietro Nuovo
Capogruppo al Comune di San Donà
