Sabato, 24 Settembre 2011 21:27

Il significato di una immagine: il logo de ’A MARAMÀCOEA In evidenza

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Con questo logo si intende dare forma concreta a uno dei tanti significati del termine ‟a maramàcoea, quello graficamente più rappresentabile. Per realizzarlo si è ricorsi all‟utilizzo di colori simili a quelli usati dagli uomini primitivi nei loro disegni rupestri, che venivano eseguiti con pezzi di carbone e quindi avevano un tipico colore grigio o nero. Tale scelta ha voluto appunto sottolineare che si tratta di un termine antico.

La forma circolare del logo delimita in modo significativo lo spazio entro il quale si svolgeva la manifestazione che porta con sé la genesi dello strano termine: la Fiera di San Donà. Il logo altro non è che la rappresentazione stilizzata della vecchia pianta della città, oggi ancora ben evidente, interessata appunto dal flusso della folla che andava a visitare la fiera. (per continuare, cliccare sotto su: LEGGI TUTTO)
Per scaricare tutta la spiegazione in formato pdf, cliccare qui: icon Spiegazione logo (149.42 kB)
Nello  specifico,  si  può facilmente  notare  che  ’a  maramàcoea  aveva  la  testa  posizionata  verso  il  ponte  e  percorreva  quello  che, attualmente,  è  Corso  Silvio  Trentin,  per  disperdersi  poi  in  Via  Garibaldi  e  Via  Nazario  Sauro.  Durante  il tragitto  si  diffondeva  lungo  le  strade  laterali,  quelle  che  ora  sono  Via  Battisti,  Viale  Libertà  e  Piazza Indipendenza,  Via  Campanile,  Via  Ancillotto,  Via    Tredici  Martiri...,  ossia  le  strade  occupate  dalle bancarelle. Si evidenzia, in particolare, l‟abbozzo di Via Brusade, uno dei tanti “ingressi” che un tempo portava alla fiera, il cui nome è denso di significati:  

  • "brusade‟  è l'aggettivo  usato  per  indicare  la  caratteristica  colorazione che assumevano  le erbe  durante l‟estate,  in  quanto,  a  causa  della  conformazione  del  terreno,  esse inaridivano improvvisamente, tanto da sembrare appunto “brusade”;
  • "brusade‟ erano le legne o ramaglie che venivano accatastate per essere bruciate in un punto collocato in posizione un  po‟ più elevata al termine della via, la quale finiva praticamente nella palude: i falò, accesi dal  guardiano  della  valle  in  prossimità  di  un  attracco  per  le  barche,  servivano  da  faro  a  chi  voleva giungere a San Donà di Piave sfruttando le vie d‟acqua interne alla palude;  
  • collegata  a  questa  prassi  e  per  ricordare  un  antico  rito (effettuato  come  buon  auspicio  per l‟inizio dell‟anno solare), nello stesso luogo era consuetudine accendere il falò anche per festeggiare ’a vècia de metà cuarésema che i sióri i bruséa.  
Nel logo, il tratto grafico usato per rappresentare le vie dell‟antico assetto viario di San Donà di Piave è volutamente seghettato in quanto vuole indicare la folla senza assegnarle margini netti, perché essa tendeva inevitabilmente a disperdersi tra le bancarelle.  I  margini  esterni  sono  anch‟essi  seghettati,  a  significare  la  gente  che  guardava  da  fuori,  senza  poter "vivere" ’a maramacoea: era la gente che, con atteggiamento simile a quello della fiaba di Esopo “la volpe e l‟uva”  (vorrei,  ma  non  posso),  apostrofava  coloro  che  tornavano  in  paese  dopo  essere  stati  alla  Fiera  con l‟espressione: “Sìtu stat a basàrghe el cul àea maramàcoea?”
Letto 23784 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Febbraio 2012 22:49

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