Domenica, 16 Gennaio 2011 11:07

Unione o Fusione dei comuni?

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Le due proposte che vengono riportate da tempo sulla stampa locale, a volte in modo improprio o errato, hanno un significato del tutto diverso, e ritengo pertanto utile un commento riepilogativo.

FUSIONE

La Fusione è lo strumento che viene scelto quando si vuole costituire un nuovo Comune unico il quale sostituirà quelli in esso confluiti. In pratica, un solo comune prende il posto dei comuni che si fondono tra di loro. Con la Fusione necessita sciogliere i Consigli Comunali interessati e crearne uno unico che rappresenterà l’intera popolazione, ovviamente con un unico Sindaco.

Normalmente l’accordo prevede per il Comune una nuova denominazione che sostituirà le precedenti. Con la Fusione si dovrebbero ottenere risparmi in ordine all’accorpamento di vari uffici amministrativi o tecnici, del Segretario Comunale, del Comando di Polizia Locale, dei Magazzini Comunali, della Protezione Civile ecc.; inoltre i costi dei Sindaci, delle Giunte e dei Consigli Comunali sarebbero ridotti per effetto dell’eliminazione di quelli non più necessari.

UNIONE

L’Unione è lo strumento mediante il quale si tende ad esprimere la volontà di creare una unicità di scelte riguardanti alcuni servizi o alcuni settori dell’amministrazione comunale. È uno strumento di gestione associata dei servizi, in cui resta intatta l’autonomia istituzionale dei singoli comuni. In pratica l’esercizio congiunto di una pluralità di funzioni, in precedenza gestite dai singoli comuni. Lo scopo è quello di mirare ad una gestione più efficiente e meno dispendiosa, rispetto alle singole gestioni autonome. Ogni Unione necessita di un Atto Costitutivo e di uno Statuto che, oltre alle varie definizioni previste dalla normativa vigente, devono dettagliare funzioni e risorse dell’Unione stessa. Normalmente il Presidente dell’Unione viene scelto tra i Sindaci dei Comuni interessati, mentre gli altri organi sono comunque formati da consiglieri e membri delle giunte, sempre col rispetto di rappresentanza delle minoranze.

Simili all’Unione sono i Consorzi Intercomunali che però sono costituiti per affrontare singoli problemi di interesse dei Comuni proponenti.

La scelta dell’Unione dovrebbe comportare notevoli benefici di ordine economico, proprio per effetto della riduzione delle spese, in primis per quelle riguardanti la macchina amministrativa. Inoltre, rimarrebbe immutata la rappresentanza comunale e quindi la conseguente “vicinanza” alla popolazione dei centri del governo locale.

In prospettiva per i cittadini ci dovrebbe essere un progressivo miglioramento della qualità dei servizi, snellimento e velocità della macchina amministrativa, oltre alla uniformità e semplificazione delle procedure.

E’ SOLO UNA QUESTIONE ECONOMICA?

Ammesso che fosse solo una questione economica, e credo lo sarebbe certamente per la rilevanza che i tagli hanno sul bilancio Comunale, mi preoccupa quanto viene rilevato da C.G.I.A. di Mestre la quale, pur sostenendo che l’accorpamento di servizi comporterebbe minori spese, espone dei dati in base ai quali si rileva che:

  • nei comuni con meno di 5.000 abitanti (costituenti il 70,5% del totale) la spesa corrente è tra le più elevate, pari a 826 € pro capite,
  • nei comuni da 5.000 a 10.000 è pari a 667 €  pro capite,
  • nei comuni da 10.000 a 20.000 abitanti è pari a 668 € pro capite, ma, e questo mi lascia perplesso,
  • nei comuni con oltre 60.000 abitanti il costo è di 1.091 € pro-capite!

Pur nella loro stringatezza e semplicità espositiva queste cifre fanno pensare e inducono a  riconsiderare anche l’eventuale calcolo economico di previsione che non dovrebbe essere basato, solo ed esclusivamente, su di un mero riepilogo dei risparmi ottenibili, bensì anche sui vari fattori che, come nel caso dei comuni oltre i 60.000 abitanti, fanno aumentare i costi in maniera incomprensibile.

Stante questa particolare situazione e l’indeterminatezza delle conseguenze future, ogni proposta dovrebbe essere saggiamente ed analiticamente documentata, suffragandola altresì di dati plausibilmente corretti, onde evitare che le rilevanti ottimizzazioni contabili esposte in via programmatica, vengano clamorosamente smentite dai dati di consuntivo.

E ora alcune considerazioni pragmatiche:

I comuni Italiani sono circa 8.000; dal 1990 ad oggi solo 8 di essi hanno scelto la fusione.

I comuni Veneti sono 581 (318 dei quali sotto i 5.000 abitanti, ma ben 202 sotto i 3.000 abitanti). E’ perlomeno singolare che non abbiano ad oggi usufruito della Fusione, ma abbiano sviluppato una fitta rete di forme associative (addirittura per il 73% dei Comuni) costituite da Unioni, Convenzioni, Consorzi, Comunità Montane ecc.

Credo che sarebbe più produttivo, per l’analisi di tutti gli aspetti ancora sconosciuti, attendere che la Fusione fosse applicata per questi centri minori, prima di rischiare danni irreparabili con due importanti realtà come San Donà e Musile.

In ogni caso una scelta sarà necessaria, poiché obbligatoria in base alla L. 122/2010, solo per i piccoli centri sotto i 5.000 abitanti, per i quali una decisione sulla gestione associata, o sulla fusione, dovrà essere assunta in base alle modalità che saranno stabilite dai decreti attuativi.

Credo che per i Comuni in genere possa essere considerata con favorevole attenzione la scelta dell’Unione, anche tenuto conto che questo soggetto giuridico non è obbligato al patto di stabilità, può sostituire tutto il personale che va in quiescenza e, a certe condizioni, può ottenere contributi regionali o statali per l’avvio dell’attività e per il funzionamento ordinario.

Da tenere in considerazione altresì che l’Unione è una forma “reversibile” da parte del partner che non la consideri soddisfacente.

CONSIDERAZIONI FINALI

In occasione del Consiglio Comunale di Musile di Piave del 31 luglio 2010 il vicesindaco Saccilotto lesse un documento, a nome del gruppo PDL, in base al quale, pur auspicando come fase finale la fusione dei Comuni, propendeva per l’istituzione di un gruppo di lavoro, o di una Commissione Intercomunale, incaricati di studiare la questione per verificare i primi dipartimenti amministrativi da accorpare.

Il Sindaco On. Forcolin, si dichiarò possibilista su questa soluzione, rimanendo però scettico sulla proposta di municipalità unica.

Ora, a prescindere dagli adempimenti burocratici conseguenti alle scelte da effettuare, ma necessari per la regolarità delle decisioni che saranno assunte, credo che la strada scelta dall’Amministrazione Comunale di Musile possa essere coerente con le problematiche che di volta in volta vengono espresse e quindi una scelta che condivido, pur rimanendo in attesa di dati certi ed attendibili che la Commissione o il Gruppo incaricati per lo studio preliminare dovranno fornire.

LE MIE PERSONALI CONCLUSIONI:

Sì all’ipotesi di “UNIONE dei servizi” previa l’istituzione di un gruppo di lavoro o di una commissione intercomunale per lo studio della fattibilità e convenienza.

No all’ipotesi di “FUSIONE dei Comuni”, poiché prematura mancando una approfondita e necessaria conoscenza delle problematiche, di ordine sociale, economico ed organizzativo, che possono ostacolarne la compiuta realizzazione, essendo del tutto marginale l’effetto rinveniente dalle esperienze dei Comuni Italiani interessati dall’applicazione della normativa.

Musile di Piave, 14/01/2011

Vittorino Maschietto
Segretario della Sezione
Liga Veneta-Lega Nord di Musile di Piave (VE)

Letto 16641 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Ottobre 2013 09:42

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