Mercoledì, 19 Gennaio 2011 11:08

Città del Piave

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Nel sandonatese, ormai da qualche anno, si parla sempre più spesso della possibilità e dell’utilità della formazione della Città del Piave.

L’argomento è sicuramente molto importante è va affrontato con la massima serietà andando oltre schieramenti  politici che spesso creano ostacoli allo sviluppo dei progetti.

Prima di dichiararsi favorevoli o meno a questa nuova entità bisogna individuare l’obiettivo, o meglio, il vantaggio che ne trarrebbe la comunità con una fusione od una unione rispetto all’attuale situazione.

Innanzitutto una veloce distinzione tra fusione e unione. Con fusione si intende l'unione fra due o più comuni contigui, andando così a creare un nuovo comune, mentre l’unione è un ente territoriale di secondo grado dove più comuni vanno a stipulare un concordato che li lega in una serie di obiettivi comuni (invito comunque ad andare leggere più nel dettaglio le due definizioni).

In questo momento la motivazione che indurrebbe maggiormente la scelta di una fusione rispetto l’unione si può sintetizzare nella volontà del risparmio della spesa pubblica per quanto riguarda l’amministrazione; il mio parere, per quanto nobile sia questa motivazione, non la trovo sufficiente a giustificare un passo così importante; pertanto sarei più propenso ad un livello intermedio come l’unione e successivamente ne spiegherò le motivazioni.

Il motivo del perché non ritengo sufficiente il risparmio come scopo della fusione è molto semplice; infatti, è vero che questo comporterebbe un buon risparmio, ma è altrettanto vero che si avrebbe una minor rappresentanza a livello di consiglieri comunali per i cittadini. Inoltre, tendendo sempre presente il momento storico di forte crisi economica, il risparmio è sicuramente una cosa positiva ma è anche vero che i comuni non sono imprese il cui scopo è creare profitti ma enti che devono aiutare i cittadini creando possibilità di sviluppo e di crescita. Teniamo presente che il nostro caso non è di comuni in uno stato di non salute economica ma comuni in difficoltà per le possibilità di sviluppo economico e strutturale.

L’unione potrebbe portare ottimi vantaggi economici per il territorio e, se si riuscisse ad estenderla a tutti i comuni del basso Piave (Musile, Fossalta, Noventa e San Donà), potrebbe creare degli scenari economici sicuramente interessanti come creazione di aree industriali molto importanti, eventi di promozione del territorio coordinate e di interesse collettivo molto elevato oppure a progetti intercomunali complessi e di valore assoluto. Certo questo comporterebbe spesso il dover superare l’ostacolo degli schieramenti politici e dei giochi politici romani, ma non dovrebbe essere proprio questo lo scopo del bravo amministratore?

L’unione comporterebbe poi un piano urbanistico comune rendendo lo sviluppo territoriale più omogeneo. Si andrebbe creando così una rete di collegamenti molto più efficiente e funzionale, evitando probabilmente ulteriori situazioni paradossali come quella per l’individuazione dell’area sulla quale realizzare il terzo ponte che, per i forti ritardi decisionali,  ci porterà a perdere il contributo statale per la realizzazione e ad avere ancora con un grosso problema di viabilità zonale non risolto.

Un’eventuale fusione porterebbe un salto di importanza territoriale  notevole poichè si passerebbe da una realtà di 42000 abitanti circa come quella di San Donà ad una di 60000 circa, ma per il momento vedo più realizzabile e utile un’unione. In questo modo si potrebbe ottenere una sinergia tra i comuni nel loro lavoro, una conoscenza più approfondita degli amministratori sui problemi dei comuni circostanti e un cambio di mentalità che probabilmente porterebbe all’abbandono di quel campanilismo che in questo momento è d’ostacolo a molti progetti fondamentali per il nostro territorio. La fusione la vedo più utile e più realizzabile in un secondo momento quando il territorio inizierà a ragionare e a lavorare in un modo più unito e più costruttivo per tutto il territorio e non solo per il proprio “campanile”.

Per tanto la mia linea e quella dell’UDC in questo momento è quella di lavorare sulla formazione di una rete di servizi unificata, studi di viabilità comuni e piani di assetto territoriali unificati avvicinandosi così all’unione dei comuni ed eventualmente in seguito iniziare a ragionare per una fusione tra i comuni del territorio.

Alberto Zorzenoni

Riferimenti:

  • Testo Unico degli Enti Locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267. (DL 18 agosto 2000, n.267) Legge che disciplina la Fusione;
  • Unione regolata dal decreto legislativo 18 agosto, n. 267 (DL 18 agosto 2000, n.267), che recepisce la legge 3 agosto 1999, n. 265, in particolare dall'articolo 32 dal titolo Unione di comuni.
Letto 27005 volte Ultima modifica il Lunedì, 21 Febbraio 2011 11:29

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